Riflessioni sul costo di un’esperienza
Quando si parla del costo della psicoterapia, di solito la conversazione si sposta subito sul prezzo: quanto costa una seduta, se si può avere uno sconto, se esistono alternative più economiche. Sono domande legittime, e meritano una risposta onesta. Prima di darla, però, vorrei fermarmi su una questione che viene prima: che tipo di cosa stiamo cercando di acquistare?
Un’esperienza da vivere
Un oggetto si compra, si porta a casa e si possiede. Una terapia si vive. Si attraversa insieme a un’altra persona, nel tempo, con tutto quello che comporta. Per questo il modo in cui ci si arriva conta moltissimo. Chi entra in una stanza di terapia deve essere pronto, avere almeno una prima idea di ciò che sta andando a fare e del perché. Le esperienze importanti della vita funzionano così: ciò che ne ricaviamo dipende da quanto riusciamo a starci dentro. Un coinvolgimento ridotto porta con sé, prima di tutto, un investimento ridotto, e il percorso ne risente.
Questo non vuol dire che l’investimento debba essere sproporzionato rispetto alle possibilità di ciascuno. Va trovato un equilibrio, e questo equilibrio fa parte del lavoro che si costruisce insieme.
Che cosa vedo ogni giorno
Svolgo il mio tirocinio di formazione psicoterapeutica presso un centro di volontariato, dove il servizio è offerto gratuitamente alla comunità. È un’esperienza preziosa, e mi permette di osservare da vicino un fenomeno che incontro spesso, anche se per fortuna non con tutti. Alcune persone arrivano con un’idea della psicoterapia che le impedisce di darle il peso che merita. Gli appuntamenti diventano facoltativi, gli orari si allungano, gli altri impegni passano avanti, e la seduta si fa o non si fa a seconda dell’umore della giornata.
I motivi sono tanti, e il costo è soltanto uno di essi. Eppure, quando un percorso non richiede alcun investimento personale, diventa più facile trattarlo come qualcosa di accessorio. Chi lavora in modo volontario, offrendo tempo e competenze, si trova a convivere con una frustrazione che pesa, e che finisce per ricadere anche sulla qualità del lavoro condiviso.
Il contratto e il setting
Nell’Analisi Transazionale ogni percorso comincia con un contratto: un accordo chiaro, stipulato da entrambe le parti, che definisce gli obiettivi del lavoro e le condizioni per raggiungerli. Dentro questo accordo trova posto il setting, cioè tutto ciò che riguarda le modalità concrete del percorso: la frequenza degli incontri, gli orari, il modo di avvisare in caso di assenza, le modalità di pagamento.
Può sembrare burocrazia, e invece è la cornice che tiene in piedi il lavoro. Quando il setting viene curato e protetto, la persona sa che cosa può aspettarsi e che cosa viene chiesto a lei, e lo psicologo può concentrarsi sul processo. Quando viene trascurato, il percorso perde solidità, e a entrambi resta addosso una sensazione di inefficacia e di fatica. Il compenso è una parte di questa cornice, e come tale va concordato apertamente, fin dall’inizio.
Parlare di soldi con serenità
Nella nostra società il denaro è una specie di tabù. Se ne parla poco, e quando succede spesso c’è imbarazzo, fretta, a volte un filo di colpa o di vergogna che corre sotto la conversazione. Chi chiede quanto costa qualcosa teme di sembrare avido oppure in difficoltà. Chi indica un prezzo teme di essere giudicato. Così su uno dei temi più concreti della vita si finisce per tacere o per girarci intorno.
In terapia anche questo fa parte del processo di cambiamento. Dei costi si parla con tranquillità, e ciascuno può condividere le proprie difficoltà e le proprie necessità. A rendere possibile questa serenità è lo strumento di lavoro più importante dell’Analisi Transazionale: l’okness, cioè la posizione esistenziale “io sono OK, tu sei OK”. Per me è un attrezzo di lavoro autentico, e funziona come la livella degli idraulici: indica in ogni momento la posizione OK di entrambi gli interlocutori nella comunicazione. Se la bolla sta al centro, ci si riconosce con pari dignità e si può dire “questa cifra per me è un problema” oppure “questa è la tariffa che ti propongo e questi sono i motivi” senza che nessuno debba difendersi o scusarsi. Se la bolla si sposta, ce ne accorgiamo, perché qualcuno si sta mettendo sopra o sotto l’altro, e possiamo rimetterla in asse insieme. Parlare di denaro in questo modo è già un’esperienza di cambiamento, perché permette di sperimentare che si può dire ciò che serve restando in relazione.
Perché il costo conta anche per il cambiamento
Chi si rivolge a uno psicologo di solito lo fa perché da solo fa fatica a cambiare. Le ragioni possono essere diverse. A volte manca il modo per farlo, altre volte pesa la preferenza per ciò che è conosciuto e comodo, che non chiede energie in più. Lavorare in terapia significa anche smuovere acque ferme, e tutto ciò che è fermo tende a opporre resistenza quando viene toccato.
Nei momenti in cui il cambiamento diventa faticoso, la tentazione di fermarsi si fa sentire. Aver già investito una parte significativa del percorso, in termini di tempo, impegno e anche di denaro, è una delle risorse che aiutano a restare. Il costo funziona allora come un alleato della parte di noi che desidera cambiare, e contribuisce a sostenere la scelta fatta nei giorni in cui la motivazione è più alta.
Naturalmente, restare non significa continuare a ogni costo. Nessuno è tenuto a subire passivamente qualsiasi difficoltà pur di non interrompere. Se qualcosa nel percorso non funziona, va detto e va rivisto insieme, perché anche questo fa parte del contratto.
Come si arriva a un compenso equo
Alla luce di tutto questo, penso che il costo di una terapia debba nascere dall’incontro di tre elementi: le possibilità reali della persona, le esigenze del processo terapeutico e le spese concrete che il professionista affronta per svolgere il proprio lavoro, tra formazione, supervisione, studio, spazi e aggiornamento continuo. Quando questi elementi vengono messi sul tavolo con trasparenza, il compenso diventa il risultato di un accordo condiviso, ed è un buon punto di partenza per iniziare.
Se stai valutando di iniziare un percorso e ti stai chiedendo quale investimento sia giusto per te, puoi parlarne apertamente già nel primo colloquio. Definire insieme le condizioni è un modo concreto di iniziare a prendersi cura del proprio cambiamento.


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