Quando la storia non è solo tua
Il copione culturale è l’estensione collettiva del copione di vita: se il copione individuale racconta la storia che ciascuno di noi ha deciso, da bambino, sul proprio destino, il copione culturale è la trama che un’intera comunità condivide, trasmessa attraverso miti, valori familiari e regole sociali non dette.
Quante volte, di fronte a una tua scelta o a una tua reazione, ti sei chiesta: “perché faccio sempre così?” In Analisi Transazionale, la risposta comincia da un concetto centrale: il copione di vita, l’idea che ognuno di noi, fin dall’infanzia, costruisce inconsapevolmente una trama su chi è e su come andrà a finire la propria storia.
Eric Berne, il fondatore dell’AT, ha osservato che questa trama non nasce dal nulla. Nasce come un modo per dare ordine e prevedibilità a un mondo, quello del bambino, che altrimenti sarebbe troppo grande e confuso da reggere. Le favole che ci raccontano da piccoli, i modelli familiari, i primi copioni imparati osservando i nostri genitori: tutto contribuisce a costruire quella “sceneggiatura” interiore che poi portiamo con noi per tutta la vita, spesso senza saperlo.
Dalla famiglia alla cultura
C’è un passaggio, però, che spesso resta in ombra: il copione non è solo una questione individuale o familiare. È anche culturale.
Berne stesso diceva che ogni cultura, in fondo, è cultura familiare — i valori, le regole, i modi di stare al mondo che assorbiamo da bambini vengono trasmessi attraverso ciò che si dice (o non si dice) in famiglia, ma quei contenuti a loro volta arrivano dalla società, dalla religione, dalle storie che una comunità si racconta da generazioni. Miti, fiabe, tradizioni religiose, persino i film e i cartoni che guardiamo da piccoli: tutto concorre a rafforzare un copione che non è più solo “mio”, ma condiviso con migliaia di altre persone della mia stessa cultura.
Il Genitore Culturale
Una psicoterapeuta indiana, Pearl Drego, ha ampliato questa idea introducendo il concetto di Genitore Culturale: l’insieme di norme, valori e aspettative che una cultura trasmette ai suoi membri, un po’ come farebbe un vero genitore. Può essere una guida sana — che insegna responsabilità, rispetto, solidarietà — oppure può diventare rigido e oppressivo, perpetuando regole mai messe in discussione, semplicemente perché “si è sempre fatto così”.
La parte più interessante è che, secondo Drego, dentro ognuno di noi si forma anche un’Ombra Culturale: tutto ciò che la nostra cultura considera inaccettabile e che quindi reprimiamo — desideri, emozioni, forme di ribellione che restano sepolte, ma continuano ad agire sotto la superficie.
Perché il copione culturale conta nel tuo percorso
Riconoscere il proprio copione culturale non significa rinnegare le proprie radici. Significa iniziare a distinguere cosa, di quello che pensiamo essere “la nostra natura”, è in realtà un’eredità trasmessa — e quindi può essere osservata, compresa, e in parte rinegoziata con maggiore libertà.
Questo lavoro è particolarmente prezioso per chi vive un’esperienza di doppia appartenenza culturale, come spesso accade nella diaspora: ci si trova a portare dentro di sé due Genitori Culturali diversi, a volte in conflitto tra loro, ed è normale sentirsi divisi. Ma è proprio in questo spazio di consapevolezza che nasce la possibilità di scegliere, invece di subire soltanto.
Per approfondire
Berne, E. (2008). Ciao… e poi? Bompiani.
Drego, P. (1983). Cultural Parent. Transactional Analysis Journal, 13(4).

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